Agricoltura

agricolturaIl confronto con la natura, che l’uomo a intrapreso migliaia di anni fa iniziando a coltivare, è forse al tempo stesso il più semplice e il più complesso dei lavori.
Occorre forza fisica ma anche sensibilità e tenerezza, concretezza ma anche capacità di immaginare. Ci si trova ad avvicinare il mondo che vive intorno a noi ed è necessario imparare ad osservarlo con un unico sguardo, ma al tempo stesso occorre saperlo osservare nei particolari attentamente. E’ necessario imparare a misurarsi con la terra, col suolo agricolo, interagendo con le sue tendenze, i suoi automedicamenti, le sue particolarità, e insieme comprendere il comportamento delle piante e delle erbe, essendo inevitabile, nel nostro lavoro, produrre qualcosa che altera i semplici e imperativi percorsi naturali che ogni suolo realizza sotto gli effetti del clima, per proporne altri. E per questo dobbiamo mettere la nostra testa all’interno di questi processi, entrando nel complesso mondo che interagisce con noi. L’orizzonte della biodinamica può diventare allora, da quella complessa visione che è, in qualche modo la più ovvia prospettiva del lavoro agricolo: la vita si esprime con relazioni infinite, tra corpi silenziosi di grandezza e di forza smisurata e infinitesimi corpuscoli, anch’essi straordinariamente attivi, e tutto si tiene: la parte minerale insieme a quella vegetale e animale. Dobbiamo cercare la strada di queste relazioni e sentire che esistono, e cercare di amare la vita che vuole uscire in tutte le sue forme. Non è possibile abbracciare tutto ciò se non con un sentimento di profonda umiltà, mettendosi in ascolto, con perseveranza e volontà, con i nostri scarponi e qualche utile attrezzo, cercando di vedere questo insieme perché la vita ha una forma. Inevitabilmente, ma non irrimediabilmente, sbagliando. E poi, come per ogni lavoro, occorre imparare ad accettare e conoscere anche noi stessi, i nostri sbalzi di umore, i nostri limiti di comprensione e anche le buone intuizioni, che raramente ma qualche volta arrivano.
La ricerca della semplicità e dell’essenzialità mi hanno guidato, alla fine degli anni ‘90, quando mi sono risolto a non seguire più i rimedi creati per offrire scorciatoie al lavoro agricolo e al lavoro in cantina. Quando mi sono reso conto che gli eventi naturali non andavano visti come continui ostacoli ai miei progetti, che non è per niente detto che intervenendo comunque si migliori, e soprattutto che non andava instaurato un atteggiamento di scontro al fine di tutto controllare e tutto guidare. Il nostro lavoro può in tal modo elevarsi enormemente, affrancarsi dalle continue paure e trovare la fiducia per esplorare quelle strade che la natura ci rende possibili, se perseverando le ricerchiamo. Imparando a convivere con le avversità, senza volerle violentemente e subitaneamente eliminare. Accettando, nel caso, la via più faticosa e onerosa, se questa si evidenza come la via giusta e di più grandi prospettive.